“Il bacio” - Francesco Hayez, 1859 [*]
In questi ultimi tempi si è molto parlato di crisi (vera), di voto “utile” (falso), di programmi (forse). In mezzo vi è la società italiana: con poca o nulla consapevolezza di sè, insabbiata nei suoi cronici mali, frammentata dagli errori, dalle carenze culturali e dalla malafede della seconda Repubblica, ed oggi sempre più dicotomica all’idea di Stato.
Il quadro non è esaltante, anzi, tutt’altro. E’ opinione di chi scrive che sia una grave frattura sociale quella che si va definitivamente consumando in queste ore, dove il più di una parte guarda al vecchio fondoschiena della politica per illudersi di sopravvivere, e il più dell’altra si guarda con fierezza allo specchio, sperando che il vestito piaccia a tutti.
Molto va fatto, certo, aldilà di tutte le contraddizioni, e ad ogni latitudine, ma quella a cui viene chiamata oggi la classe dirigente che uscirà dalle urne, qualsiasi essa sia, è una sfida ad occhi aperti che deve scommettere sul futuro e premiarlo col suo operato, colmando differenze di non poco conto con l’interpretazione della modernità e le problematiche di un mondo in violenta trasformazione.
Di certo al votante non risulterà particolarmente credibile chi si è arroccato su posizioni che hanno ulteriormente sterilizzato l’azione del precedente governo. L’Italia sto(r)icamente conservatrice aveva offerto una apertura di credito alla coalizione di centro-sinistra ed alle sue amministrazioni, ed oggi i nodi verranno tutti al pettine.
Nè, di contro, si può certo dar ancor fiducia a chi ha sin qui vilmente destrutturato il tessuto nazionale, minato l’economia, ed attentato all’integrità delle Istituzioni, perseguendo simili intenzioni aldilà della propaganda. Il disastro dell’ultima esperienza di centro-destra -oramai più destra che centro- è lampante, e va ben oltre i suoi stessi numeri.
Proprio ieri l’OCSE certificava, non a caso, che il declino italiano ha toccato il fondo durante questo periodo. E, dopo i due seguenti anni di necessari ed impopolari correttivi al sistema, questo rimane un paese che ha assolutamente bisogno di fatti e di riformismi veri, non di improbabili ricette pseudoliberiste con l’aspetto del solito pacco regalo e l’odore della minestra marcia.
Ma ciò in cui personalmente credo è che sia irrinunciabile una Italia dove la politica lavori autenticamente per il bene comune, dove la forza di questo nostro meraviglioso Paese stia nella sua anima più sana e viva, e dove il domani sia una realtà possibile per tutti, senza compromessi con caratterizzazioni indegne di qualsiasi paese occidentale.
Per questo sento di esprimere una considerazione chiara e forte: il mio voto andrà a favore del Partito Democratico. In questa scelta non c’è ovviamente solo la mia storia o i miei ideali, ma anche una valutazione concreta tra ragioni, contenuti e prospettive, in un frangente ove i margini di manovra sono drammaticamente ridotti al buon senso, e la governabilità, di fatto, solo un auspicio.
Come lo stesso, ottimistico, auspicio che almeno per un giorno la gente esca dall’ineluttabile ruolo di merce da consenso cui è stata dimessa, e torni a riappropriarsi delle proprie facoltà per mezzo della pubblica partecipazione, ritrovandosi nella sovranità popolare, la scelta dei suoi migliori rappresentanti, e nella più oggettiva determinazione di questa nostra giovane democrazia.
Buon voto a tutti.
