Mi ero ripromesso di mantenere il timone della penna senza entrare più di tanto nei toni della campagna elettorale, ma ciò che mi ha letteralmente sospinto in direzione opposta sono stati nuovi eventi, quantomeno clamorosi. 

A Palermo Walter Veltroni aveva pubblicamente detto: “Mafiosi non votateci, vi distruggeremo“. Termini che Silvio Berlusconi si era affrettato a inseguire con affermazioni dai toni apparentemente similari -almeno per chi siciliano non è. 

Da quelle parti non c’è scelta possibile. O stai da una parte o non ci stai. O sei mafioso o non lo sei. Le parole hanno un proprio peso, l’aria una sua densità specifica, la quotidianità stessa è intrisa di segnali, ombre, persino di sangue. 

Le mafie sopravvivono anche così, interpretando il potere con la politica debole e senza scrupoli e con quella società ad esse affine che appestano ed impoveriscono il territorio. Un rapporto scorsoio ove non è possibile legalità, quindi nemmeno la Democrazia. 

A stretto giro di stampa, ecco il messaggio elettorale che ha chiarito le parti, dissolvendo ogni ambiguità: secondo Marcello Dell’Utri il boss mafioso Mangano andrebbe proclamato eroe, per merito di manifesta omertà; ed i libri di storia patria andrebbero addirittura riscritti. 

Se non fosse chiaro, Berlusconi ribadisce ancora un paio di volte che si, è così. Dunque i campioni della nostra società sarebbero i mafiosi, gli assassini, i condannati, i delinquenti irredimibili. E la piaga semmai sarebbe la Magistratura che li ha assicurati alla Giustizia. 

Mi chiedo: può un tale cittadino essere ancora ritenuto degno anche di un sol voto? Come può il popolo delegare la sua fiducia politica a chi irride l’etica dell’onestà, della verità, ed il sacrificio civile di uomini ad un tempo comuni e straordinari come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quanti coloro che hanno perso la propria vita per essere parte dello Stato? 

E ancora: dove sono quelle voci, soprattutto del mondo dell’informazione, che dalla radice della propria qualità morale dovrebbero ristabilire la memoria storica, denunciarne la gravità, stabilire le distanze, tener la schiena dritta, ribadire i fatti? Contatele, non sono molte. 

E per quello che vale, contate anche la mia. 

Segnalazioni urgenti per la ristampa del saggio di Nicola Tranfaglia, “Mafia, politica e affari“, e, come sempre, la lettura dell’ultimo numero della rivista Antimafia Duemila

 

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