Kenji Nagaji colpito a Yangon - foto di Adrees Latif

Una delle professioni più belle ed importanti nel campo del sapere e della divulgazione del pensiero umano, è sicuramente quella del giornalista

E non parliamo di quella stampa oggi sempre più pervicacemente soggetta al controllo diretto o indiretto delle lobbies, ma soprattutto quella del quotidiano e dell’impossibile, e di quei coraggiosi protagonisti che hanno offerto sin la propria stessa vita oltre la vita per testimoniarne il valore in parole ed immagini, rendendoli patrimonio comune. 

Ci sono esempi italiani come Giuseppe Fava o Ilaria Alpi, e stranieri, come Anna Politkovskaja, ed i nomi onorati al Journalists Memorial del Newseum, o ancora, voci oggi sotto attacco come Roberto Saviano e Lirio Abbate.

E’ in quest’ottica che saluto il Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, in contemporanea con l’annuncio dei Premi Pulitzer di quest’anno, che includono, tra l’altro, il doveroso riconoscimento ad Adrèes Latif della Reuters, per la sua foto al reporter giapponese Kenji Nagai, colpito con viltà a morte da un soldato a Yangon durante la repressione delle manifestazioni anti-governative a Myanmar nel settembre scorso. 

Ma per chi ha la fortuna di scrivere fuori dalla trincea, essere giornalista deve rimanere una missione in progress, un dovere verso la realtà, una vocazione in nome della verità, prim’ancora che professionale, la quale non può e non deve limitarsi a top di scandali, cronaca nera, o, peggio, disinformazione, ma deve partire dai fatti, per perseguire sempre e comunque la consapevolezza del lettore, e l’arricchimento della coscienza collettiva di ognuno di noi. 

Di questo giornalismo, altri importanti riconoscimenti sono stati assegnati alle testate del Washington Post e del New York Times, mentre un premio speciale è stato assegnato al noto cantautore Bob Dylan, per il “profondo impatto avuto sulla musica popolare e la cultura americana attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”. 

Segnalazione d’obbligo anche per il suo bel libro, “Chronicles vol. 1” ed il film “Io non sono qui“. 

 

Lectio Magistralis di Eugenio Scalfari al Festival Internazionale di Giornalismo

 

Un Commento

  1. Quella al giornalismo, alla scrittura e alla comunicazione è un po’ una vocazione, che dev’essere sempre accompagnata da umiltà e dalla paura di non essere mai all’altezza della verità, perchè guardare in faccia la realtà, si sà, non è certo facile. Che dire, mi studierò approfonditamente tutti questi link e complimenti per questo blog, che mi sembra davvero interessante.
    Mavi

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